L’educazione all’affettività e la salvaguardia della generazione Z rappresentano concretamente la promozione delle competenze emotive nelle giovani generazioni. Abbiamo assistito per decenni all’educazione alla sessualità proposta sicuramente con le migliori intenzioni nelle scuole di secondo grado che si proponeva di informare nel migliore dei casi i giovani studenti sulle malattie sessualmente trasmissibili e sui metodi anticoncezionali consigliabili ai giovani studenti inesperti in materia di rapporti sessuali. L’universo mondo racchiuso dentro una sola parola, il sesso, era quindi oggetto di confronto e dialogo nelle aule di scuole che si proponevano un accompagnamento più o meno mirato dal mondo dell’infanzia a quello dell’adolescenza. Non metto in dubbio che l’affettività abbia fatto da cornice ai progetti mirati e proposti alla generazione Z, ma credo siamo ancora distanti dall’ essere riusciti a porre l’educazione all’affettività al centro del processo di crescita e di apprendimento dei bambini quanto degli adolescenti. La cifra della distanza tra le generazioni Z e l’educazione all’affettività è data dal numero crescente di giovanissimi che “giocano” a fare sesso in gruppo, sui social, tra sconosciuti, forse per dimostrare, forse per trovare la propria identità, forse per la povertà offerta loro dalle agenzie educative di ogni ordine e grado, istituzionali o familiari che siano (www.orizzontescuola.it/adolescenti-si-sfidano-facendo-sesso-con-sconosciuti-ecco-le-challenge-sex-roulette-calippo-tour-e-chinotto-tour/) 

Educazione all’affettività: fondamenti e importanza 

Ma cosa è l’affettività? Che cosa significa sviluppare l’intelligenza emotiva e offrire occasioni di apprendimento affettivo? 

Ognuno di noi nasce con il suo bagaglio genetico e ambientale, con le proprie predisposizioni che un giorno diventeranno veri e propri talenti là dove l’ambiente che ci circonda ci offrirà vere e proprie occasioni di apprendimento. Ognuno nasce con le proprie fragilità, con i propri limiti ed è forse proprio per questo che ogni essere umano si può definire unico e irripetibile. Allo stesso tempo nasciamo con le nostre emozioni, universali e universalmente riconoscibili: tutti piangiamo e quando lo facciamo sul nostro viso scendono lacrime, così come tutti ridiamo e le nostre espressioni facciali si assomigliano, indipendentemente dalla latitudine in cui viviamo (Emozione – Wikipedia). Nascere corredati di bagaglio emotivo non significa necessariamente crescere sapendo riconoscere le nostre emozioni, né tantomeno apprendere come gestirle, diviene quindi fondamentale promuovere l’educazione all’affettività di qualità a favore dell’infanzia e dell’adolescenza.  

Ma perché è così importante imparare a riconoscere e gestire le emozioni? E’ veramente molto semplice, forse scomodo, ma semplice: perché quando siamo arrabbiati, se lo sappiamo, se lo comprendiamo, se abbiamo imparato quali strategie mettere in atto quando sentiamo la rabbia salire dalla testa al cuore e viceversa, possiamo decidere quale comportamento costruttivo mettere in atto, evitando così di distruggere cose, persone e noi stessi. Lo stesso vale se proviamo paura, se sentiamo di non sapere cosa fare, ma non abbiamo imparato a chiedere aiuto, a fermarci, a pensare, a parlarne. Così vale per l’ansia, la timidezza, l’invidia, la noia e tutti quegli stati affettivi che se non trovano educazione e riconoscimento possono diventare occasione di ferire, di ferirsi (Educare all’affettività (erickson.it).  

L’affettività e la capacità di essere empatici e affettivi non deve essere data per scontata, va coltivata ed educata, sin dai primi anni di vita e ripresa con gran vigore negli anni di passaggio dall’infanzia all’adolescenza. Dove? A casa, a scuola, a scuola e ancora a casa, semplice e intuitivo, faticoso perché richiede tempo ed energie, il tempo di ascoltare, di parlare e di confrontarci con le giovani generazioni, a qualunque “lettera” appartengano. Non si può pensare che tanto c’è la scuola dove si impara tutto, né credere che i patti di “corresponsabilità educativa” scuola-famiglia si riducano alla firma del diario, le famiglie sono le principali agenzie educative dei propri figli, la scuola è la seconda. 

Iniziamo quindi a parlare con i giovani, tra i banchi di scuola come tra le mura domestiche, di cosa significa voler bene, quali aspettative sono racchiuse dentro un “ti voglio bene” e di quali fantasie si nutrono i cuori e le menti degli adolescenti quando incontrano un ragazzo o una ragazza capace di far battere loro il cuore. E’ fondamentale dialogare e ricercare con le parole le mille sfaccettature che l’affetto per un altro essere umano crea nella sfera affettiva e mentale di un adolescente: ecco che le emozioni tornano forti e presenti più che mai, la paura di non piacere che può portare a comportamenti inaspettati, la timidezza che può portare a cambi di rotta improvvisi, l’immagine che mi sono costruito dell’altro/a che può generare confusione e difficoltà nella scelta del comportamento da mettere in atto, quando l’azione non è più pensata e diventa un agito (nilalienum.it/Sezioni/Freud/Materiali bibliografici/Dizionario/Actingout.html). 

Strategie pratiche per l’educazione all’affettività 

E’ doveroso sottolineare che l’educazione all’affettività nasce a casa e a scuola deve essere ripresa e consolidata. Già dai primi anni di vita nel miracoloso mondo della prima infanzia fanno capolino i neuroni a specchio che riflettono nel bambino le modalità comunicative degli adulti di riferimento, se una mamma sorride spesso al suo piccolo lui sorriderà al mondo (Actions chains and intention understanding in 3- to 6-year-old children | PNAS). La rete neuronale coadiuvata dall’effetto modeling, secondo il quale l’essere umano apprende per modelli comportamentali ,consentono di promuovere l’educazione affettiva ed emotiva nell’infanzia come nell’adolescenza (Modeling | Fondazione Patrizio Paoletti). Occorre fare molta attenzione a come parliamo ai nostri figli, al tono di voce, agli sguardi e alle opportunità di apprendimento che offriamo loro con il nostro comportamento quotidiano, perché tutto questo si riflette sulla loro capacità di interiorizzare il comportamento, più o meno affettivo ed empatico. 

Educare all’affettività avviene per gradi e per tappe evolutive, attraverso strumenti accessibili a tutti, non occorre essere pedagogisti, né neuroscienziati per promuovere empatia.  

Consigli pratici a casa e a scuola: 

  1. Fare esperienze concrete di ascolto, ricordando che ascoltare richiede silenzio e attenzione 
  2. Parlare, ricordando che le parole sono importanti e che ricercare le parole giuste richiede una crescita cognitiva per tappe evolutive, invito quindi a parlare di situazioni davvero esperibili da parte dei bambini e degli adolescenti 
  3. Argomentare, che è diverso dal parlare e basta, l’argomentazione ci spinge a ricercare esempi concerti a sostegno del nostro pensiero 
  4. Confrontarsi, è strettamente legato alla capacità di ascoltare l’altro, pur riportando il proprio punto di vista 
  5. Scrivere, disegnare, rappresentare in qualsiasi forma il proprio stato d’animo può facilitare l’espressione e la condivisione dello stesso 
  6. Leggere insieme testi che parlino di emozioni, di storie vicine ai bambini e adolescenti, nelle quali possano rispecchiarsi o ritrovare situazioni di vita concrete vicine al proprio vissuto 
  7. Perseveranza, pazienza, costanza e attesa perché l’apprendimento rimane sempre un processo e il processo spesso è più importante del risultato stesso 

 Vantaggi tangibili dell’educazione all’affettività per la generazione Z 

L’educazione all’affettività completa la generazione Z, le consente di sprigionare creatività, trovare soluzioni costruttive e brillanti ai problemi, genera conoscenza in quanto pone ogni individuo in relazione con se stesso e con gli altri. L’affettività consente ai bambini e agli adolescenti di apprendere dall’altro da sé, comprendendone il proprio vissuto e il proprio stato d’animo. E’ fondamentale imparare ad attraversare i conflitti che caratterizzano qualsiasi relazione in modo costruttivo, senza ferire o ferirsi. Le generazioni Z necessitano ora più che mai di una salda educazione all’affettività perché non è ammissibile che si verifichino ancora, in realtà sempre di più, fenomeni come il sex roulette o il calippo tour, giochi che mettono a rischio la salute fisica e psichica dei giovanissimi che si ritrovano a sconfinare nell’irreale, perdendo completamente la capacità di distinguere tra realtà e finzione. 

Evita gli errori comuni: l’educazione all’affettività non finisce con la Generazione Z 

Ricordiamo il detto che “Per crescere un bambino ci va un villaggio”? Bene, credo sia sufficiente nutrirci della saggezza popolare per tenere bene a mente che non esistono deleghe che tengano quando si parla di infanzia e adolescenza, esiste una comunità educante, fatta di genitori, insegnanti, coach, educatori, vicini di casa, insomma di tutte quelle figure adulte che, promuovendo l’educazione all’affettività, partecipano attivamente al processo di sviluppo e crescita delle generazioni di oggi e di quelle che ancora hanno da nascere, sempre che a cuore ci stia la loro “salvaguardia”. 

Non nascondiamoci dunque dietro a falsi ideologici, i ragazzi non crescono da soli come fiori nei campi, chi li ha messi al mondo e chi ha scelto di dedicarsi al mondo dell’educazione ha il dovere di prendersi cura di loro, di educarli, che dal latino “educere” significa accompagnare alla realizzazione della parte migliore di sé. Questo richiede tempo, determinazione e soprattutto intenzionalità educativa, ossia la capacità di dare un significato ben preciso alle nostre parole e alle nostre azioni, perché esse sono “guardate”, si riflettono su chi ci sta accanto e molto probabilmente verranno replicate.