Oggi riaprono le scuole nel nostro Paese (Torino, scene dal primo giorno di scuola, il sindaco alla riapertura della Pestalozzi. In Piemonte 478 mila sui banchi | Corriere.it), ma non sempre il primo giorno è come ce lo aspettiamo. Cosa succede quando mio figlio non vuole andare a scuola? Non sempre quando un bambino non vuole andare a scuola sta esprimendo un rifiuto. Spesso nostro figlio sta cercando di dirci che qualcosa, dentro o fuori di lui, sta diventando troppo difficile da sostenere. Vediamo insieme come ascoltare e accogliere le sue difficoltà.
Mio figlio non vuole andare a scuola: quando l’ansia non è un capriccio?
Può succedere che per retaggio culturale o schemi familiari (Filogenesi – Enciclopedia – Treccani) si finisca col classificare un’emozione importante come l’ansia in capriccio. Oggi parliamo di comfort zone, quello spazio conosciuto nel quale ci sentiamo al sicuro, e sicuramente il rientro a scuola ci costringe tutti a lasciare un tempo più disteso e leggero per tornare a ritmi più calzanti e densi di impegni e responsabilità. Questo accomuna grandi e piccini, i compiti ci sono per tutti. Attenzione però a semplificare troppo, l’ansia è un’emozione fondamentale che ci avvisa quando qualcosa diventa troppo difficile per essere affrontata da soli.
Come e cosa fare se mio figlio dice no alla scuola
Qui entra in campo la responsabilità genitoriale e a seguire l’intenzionalità educativa. Tradotto in parole semplici siamo chiamati come genitori a prenderci cura di quel “no”. Se nostro figlio non vuole andare a scuola ci sta dicendo qualcosa con il suo comportamento, anche quando questo assume una forma oppositiva. E’ fondamentale capirne la funzione. E come fare? Osservare, ascoltare sono i primi passi per aprire un dialogo costruttivo. Serve a noi per capire e serve a lui per alleggerire l’ansia. L’ansia (5 rimedi all’ansia per un cervello emotivo in salute), come tutte le emozioni, chiede una risposta intelligente al nostro cervello cognitivo recente. Chiede di essere ascoltata e bilanciata, proprio come la sete ci segnala che abbiamo bisogno di acqua (https://corrieredelveneto.corriere.it/notizie/cronaca/26_febbraio_23/la-psicologa-daniela-lucangeli-i-social-sono-pozzi-avvelenati-ma-negarli-ai-ragazzi-e-inutile-gli-adulti) . Perché parliamo di intenzionalità educativa? Perché è lì che ancora siamo chiamati come genitori intenzionalmente a trovare insieme a nostro figlio la risposta intelligente alle sue difficoltà. Esattamente come faremmo se avesse sete e nessuno di noi gli negherebbe quel bicchiere di acqua.
Vantaggi tangibili della comprensione di quel no
Spesso per andare avanti dobbiamo fermarci. Dobbiamo capire dove siamo e cosa ci serve per proseguire il nostro cammino. Diversamente il rischio di perderci aumenta. Quando ci fermiamo con nostro figlio per capire cosa vuole dirci con quel non voglio andare a scuola non stiamo perdendo tempo, né stiamo legittimando un capriccio. Ci stiamo dando l’opportunità di capire insieme cosa fare e come riequilibrare l’ansia con un sereno approccio alla scuola. La scuola è il luogo in cui il bambino apprende: impara cose, ma anche qualcosa di sé e degli altri. Se mio figlio non vuole andare a scuola c’è qualcosa che merita di essere compreso: può riguardare lui, quello che sta vivendo, o l’ambiente educativo nel quale si trova.
Evita errori comuni: se mio figlio non vuole andare a scuola non è perché non gli piace studiare
Quando la scuola è un luogo sicuro, dove ci sentiamo accolti e competenti, tutti ci vorremmo andare. Quando siamo sereni e motivati (Il ruolo della motivazione nell’apprendimento scolastico) tutti ci alziamo la mattina, magari con qualche sbadiglio disegnato sul viso, ma tutti ci alziamo. Quando abbiamo qualcosa di bello da raccontare, tutti abbiamo bisogno di qualcuno a cui raccontarlo, a casa come a scuola.
La conoscenza rende liberi, liberi di alzare la mano e dire il nostro pensiero, liberi di capire il pensiero dell’altro, anche quando non lo condividiamo. La conoscenza ci rende liberi anche di poter dire il nostro no, e forse quel no, prima ancora di essere corretto, merita di essere ascoltato.